Commento e traduzione a cura di Marco Sebastiani
Introduzione
Capitolo Primo
[VERSIONE PDF I cap]
Capitolo I
HYP.I:1. śrī-ādi-nāthāya namo|astu tasmai yenopadiṣhṭā haṭha-yogha-vidyā |
vibhrājate pronnata-rāja-yogham āroḍhumichchoradhirohiṇīva
Mi inchino a Shiva, Sri Âdinâth, dal quale provenne la scienza dell'
Hatha-Yoga, che risplende come una scala per colui che vuole raggiungere
le vette del Râja-Yoga.
Le opere sacre, ma anche quelle letterarie, molto spesso iniziano con
un'invocazione alla divinità. Questa pratica è universalmente diffusa,
ricorderemo ad esempio l'invocazione alle muse dei Greci. In questo caso
Shiva, la divinità suprema di molte diramazioni del tantrismo, viene
chiamato Adinath ovvero il Primo Signore. L'appellativo potrebbe riferirsi anche a Vishnù, ma in questo contesto ci sembra meno probabile. La distinzione che viene fatta
in questo primo sutra tra Hatha-Yoga e Raja-Yoga lascia un poco
perplessi. In particolare viene detto che l'Hatha yoga proviene da Shiva,
come è possibile quindi che sia inferiore al Raja Yoga? Inoltre
Svātmārāma ha dedicato la sua esistenza alla composizione del trattato
sull'Hatha Yoga, che senso avrebbe considerarlo solamente una pratica
propedeutica a qualcosa di più evoluto? Infine, considerazione forse più
importante, l'Hatha Yoga Pradipika illustra una via allo yoga che
condurrà fino al samadhì, cioè esattamente dove conduce anche il Raja
Yoga, perchè dovrebbe quindi essere inferiore? E' opinione di chi scrive che qui Svātmārāma stia volutamente sviando il
lettore. Questa è naturalmente un'ipotesi ermeneuitica, non un fatto consolidato. Come vedremo, l'Hatha Yoga è per lui una conoscenza per soli
iniziati e quindi deve essere mantenuta segreta. Questo espediente è
attuato dall'autore per mettere su di una falsa pista lettori non
iniziati che dovessero leggere l'opera. Nella realtà dei fatti l'autore
considera l'Hatha Yoga una via concreta e potente al ricongiungimento con
la divinità, al samadhì. L'iniziato capirà che la strada indicata da
Svatmarama è l'applicazione pratica dei principi del Raja Yoga enunciati
da Patanjali, se vogliamo ritenere che il Raja Yoga coincida con
l'Ashtanga Yoga di Patanjali.
L’Haṭhapradīpikā presenta l’haṭhayoga come preparazione al rājayoga, ma la sua architettura interna — la promessa del samadhi, l’importanza delle āsana, del prāṇāyāma, dei bandha e dei mudrā, nonché l’elogio della trasmissione iniziatica — suggerisce che la relazione tra i due termini non sia semplicemente gerarchica. Questa lettura non implica necessariamente un inganno intenzionale: può indicare una strategia retorica di integrazione tra tradizioni, oppure l’uso di un linguaggio tradizionale per legittimare una pratica autonoma.
Teniamo però presente che l’identificazione tra Raja Yoga e l’Aṣṭāṅga Yoga di Patañjali è tuttavia una semplificazione storicamente discutibile. Il termine raja yoga ha una storia complessa e non coincide automaticamente con i Yoga Sūtra. Si tratta di una lettura moderna/tradizionale, non di un’equivalenza scontata, seppure questa semplificazione è funzionale alla semplificazione del discorso.








